Un capello bianco
Sull'invecchiare
Invecchiare non è poi proprio morire.
Ho trovato un capello bianco a mollo nel caffè. D’istinto mi sono voltato in cerca del cameriere per capire con chi potermela prendere. Almeno la rabbia distrae dalla verità.
Tutte le verità inaccessibili sono circondate di rabbia.
Sto invecchiando. Ho detto.
Ma ero solo, seduto a tavola in casa. Fuori era ancora buio, giusto qualche chiarore dell’alba.
Ho guardato il capello.
Sto invecchiando. Ho detto.
Che poi invecchiare non è la parola giusta, mi sto consumando. Per questo le ossa si indeboliscono e la pelle raggrinzisce in un processo che credo riguardi l’esposizione alle emozioni. Accade che quando scegliamo qualcosa, quando alla fine tutto va verso un punto preciso, il corpo diventa il registro del tempo e inizia a logorarsi più velocemente.
Ho infilato un dito nel caffè e ho preso il capello. Una goccia nera si è arrotolata prima di tuffarsi nella tazza, ho sorriso perché per un istante il capello mi è sembrato di nuovo nero. Ma sparita la goccia è tornato bianco candido.
Sto invecchiando. Ho detto.
Fuori pioveva e forse questo ha inciso sull’umore. Ho steso il capello sul tavolo, la casa era ancora immersa in un silenzio irreale per via del sonno di tutti gli altri, nella semi oscurità il caffè mi è sembrato il mare.
Tanti anni prima un tipo sulla cinquantina che mi insegnò surf in Australia, con i capelli bianchi raccolti in una cipolla e il viso abbrustolito dal sole, mi disse di aver letto da qualche parte che il primo respiro che facciamo quando veniamo al mondo è il primo passo verso la morte.
Invecchi appena nasci, ma puoi sempre lasciarti morire vivendo. Mi disse.
Il mare quel giorno era tipico della costa della città di Adelaide, piatto con onde belle grosse. In quel momento ne è arrivata una altissima e lui ha iniziato a remare con le braccia e ha mosso la testa per dirmi di seguirlo. Io ho avuto paura e ho aspettato quella successiva. Il tempo lui lo prendeva nella vita come prese quell’onda, ogni respiro contava come se aspirasse tutta insieme una sigaretta. È l’unico modo in cui le mani possono avere l’illusione di stringere il tempo e governarlo.
C’era molta morte nei suoi occhi e così tanta vita. Con quell’onda ci arrivò fino a riva e fece in tempo a tornare dove ero io lì nel mare ancora con la tavola in mezzo alle gambe, in attesa. Mi sembrò avesse un paio di rughe in più, mentre io galleggiavo il mio riflesso nel mare limpido era quello di un ragazzino più piccolo dell’età che avevo al tempo.
Sto invecchiando. Ho detto.
Così mi sono alzato dal tavolo, ho succhiato il dito sporco di caffè e mi sono affacciato alla finestra proprio mentre la notte lasciava spazio al giorno con i primi colori dietro le nuvole grigie. C’era un colore bluastro irreale che mi ha trasmesso una tristezza precisa, chirurgica, al pensiero del passato; il blu abissale di tutto il tempo in cui si invecchia piano, da fermi, a mollo senza muoversi.
Mentre ora invece il tempo corre come se si stesse facendo l’alba velocemente. Corre mentre strappa i denti da latte di mia figlia Amelia, corre bagnato dalle lacrime di lei quando non vuole io esca la sera, corre intorno ai piedi instabili di mio figlio Cesare che si alza per la prima volta in piedi, corre dentro la stretta delle le piccole mani di Cesare avvinghiate alla mia felpa, sempre nera con disegnato un grosso teschio, nel momento in cui lo lascio alla maestra dell’asilo nido, corre elettrico dentro i miei piedi che cercano di notte quelli di Domitilla che dorme dalla parte opposta del letto, corre consapevole mentre sorride sul volto dei miei genitori. Corre ogni volta che amo o odio.
Mi specchio di nuovo davanti alla finestra, il volto riflesso, proprio accanto agli occhi, si crepa di minuscole rughe; la pelle si apre appena in un rosso rubino che subito diventa scuro, mentre l’alba avanza e il blu svanisce.
Socchiudo gli occhi, non è vera la giustificazione che il tempo perso sia comunque esperienza, come mi hanno detto in molti. Il tempo non vissuto è tempo perduto, è pioggia che scorre nelle fogne senza bagnarti, senza consumarti, lasciando la pelle e l’anima integre nel bambino che sei stato. E mentre il blu svanisce del tutto dal cielo e il mio riflesso con lui, intravedo le rughe intorno agli occhi brillare e prendo una penna in mano e penso che scrivere è vivere mentre il tempo intorno ti distrugge.
Però sto vivendo. Dico.
E la penna si muove sul foglio, di un inchiostro nero corvino come il resto dei miei capelli.



Bellissimo Andrea! Credo che adesso, con i due figli, di tempo perso ce ne sia ben poco! E sì, scrivere è vivere e uno scritto in cui mettiamo un pezzettino di noi resterà immortale
Ma tu sei ancora più bello con i capelli bianchi ♥️