Una foresta
Sul sogno ricorrente
Oggi fuori dal freezer c’è un’intera foresta.
Secondo lo psicanalista e psichiatra francese Lacan “il sogno non si limita a trasporre semplicemente materiali già dati, ma disegna un circuito grazie a cui “sorge qualcosa di nuovo”.”
In effetti fino all’addormentamento puoi indossare le maschere che preferisci per difenderti da te e dal mondo; sei abituato a ripeterti, a replicare comportamenti conosciuti senza soluzione di continuità. Funziona così più o meno per tutti.
È dall’addormentamento in poi che viene il bello. Hai due possibilità:
1. Restare al buio fino al risveglio e non ricordare nulla, e ricominciare.
2. Scoprire cosa c’è nel buio del sonno e ricordare, per togliere le maschere superflue.
Nel primo caso, probabilmente, stai solo combattendo per non rivelare a te stesso verità complesse.
Io ad esempio fatico a ricordare i sogni e non me ne capacito, così ho scaricato un’ applicazione che si chiama “Sogni: Il tuo diario dei sogni” e funziona.
L’app aumenta la capacità di ricordare i sogni allenandoti a scriverli, ti permette di avere una mappa del tuo mondo onirico e ti aiuta a restare in contatto con l’inconscio anche quando, una volta sveglio, tutto rema contro e i sogni evaporano nella realtà.
Tra i sogni che mi appunto ce ne è uno ricorrente. In realtà lo faccio da quando ero bambino e si è un po’ evoluto con la crescita, ma all’inizio era così:
Ah, i sogni è sempre meglio raccontarli in prima persona al presente, restano più vicini alla memoria:
Sono in un piccolo paese dove a tutti i bambini viene detto di non avvicinarsi al bosco. C’è un solo albero prima della foresta e io sono appoggiato a quell’albero. Mi trema una mano e mi pare anche le gambe e sento sussurrare e gorgogliare la foresta.
So che dentro al bosco c’è una strega bellissima. So che ha i capelli spessi e la pelle bianca. Qualcuno nel sogno me lo racconta ma non ricordo chi. So che la strega custodisce un segreto su di me, mi terrorizza l’idea possa raccontarlo a qualcuno e mi sembra gli alberi davanti a me provino a confessarmelo, ma io non li capisco e la loro voce che si fa vento cresce fino a diventare un grido. Quando il suono si fa insostenibile metto le mani sulle orecchie e mi sveglio dalla paura.
Per anni è stato così. Poi un giorno, un giorno qualunque, perché i giorni importanti prima di essere ricordati iniziano come tutti gli altri, ho sognato la stessa cosa ma in più mi sono addentrato nel bosco.
Il bosco, dentro, è concentrato di alberi che oscillano creando vortici di verde scuro, mentre il marrone dei tronchi resta saldo, la terra scricchiola tra rami secchi e pietre e gli animali si nascondono, forse da me. Della strega non c’è traccia. Riesco a sopportare il sussurrare dei rami che non si trasforma in grido. Da dentro la foresta riesco a controllare la paura, è come se immergendomi tra gli alberi assumessi il controllo e perdessi interesse dell’opinione altrui.
Cammino e la luce svanisce del tutto perché scende la notte. La notte dentro un bosco non la comprendi subito, la senti crescere addosso come muffa, sale e ti attiva una qualche ancestrale capacità di connetterti con quello che hai intorno, acuendoti i sensi. Immagino mi rimprovereranno le persone fuori dal bosco, ma è un attimo di senso di colpa che svanisce subito.
Riesco a non svegliarmi e, dopo aver camminato ancora, vedo la luce di una casa e c’è una sagoma ferma vicino alla porta.
Mi avvicino, so che è la strega.
In effetti è bella, gli alberi parlano ma continuo a non capire niente.
Lei ha il naso disegnato come un piccolo triangolo lineare, i denti bianchissimi e i capelli così lunghi e spaventosi da sembrare rami e gli occhi neri hanno l’oscurità spezzettata da schegge di colore.
Mi guarda, sento che lei non è cattiva ma so anche che tutti sanno che lo è, indietreggio, non voglio ascoltarla, non voglio dica il mio segreto ma allo stesso tempo voglio conoscerlo. Abbasso la testa. Gli alberi, oscillando, aumentano il suono.
Tutti dicono che sei pavido, dice.
Tutti dicono che sei cattiva, dico.
Mi guarda, io mantengo la testa bassa, sento il suo sguardo come colla colare su ogni parte di me, è come se mi potesse vedere dentro, non lo reggo un peso simile e mi sveglio.
Nei sogni contano le emozioni che si provano prima di ciò che accade, o le figure archetipe che si incontrano; sognare è un modo di portare alla luce emozioni bloccate. Ricordare è necessario per andare avanti in qualche modo.
Ad esempio i sogni ricorrenti denotano un forte stress o profondi conflitti non risolti e sognarli significa essere finalmente pronti ad affrontarli.
L’ultima volta che ho fatto questo sogno, poco tempo fa, si è aggiunto un pezzo:
Lo sguardo della strega resta incollato su di me, io questa volta alzo la testa. Riesco a guardarla e la sua pelle si apre tra crepe uguali a quelle di vasi di terracotta danneggiati, dai tagli che si formano esce dell’oro. La strega non sorride e non piange, mi sembra addirittura stupita. Mi guardo intorno, temo, senza sapere perché, che qualcuno possa vederci, e mi sento sollevato all’idea che la strega sparisca e inghiotta tutta la foresta così da poter seppellire il segreto e io non debba continuare a torturarmi per scoprirlo. Gli alberi tremano e le crepe vergano tutto il corpo perfetto della donna. Socchiude gli occhi e anche la mia pelle muta come se il suo sguardo la sciogliesse.
Lei ride, infila le mani e le unghie dentro le crepe della pelle, la vedo strapparsi i muscoli e i tendini che escono dalla carne, mi invita con uno sguardo a fare altrettanto. Invece di essere terrorizzato, sorrido, non mi interessa più delle persone fuori dal bosco, non le ho neanche mai viste a pensarci bene, ora vorrei solo vedere cosa c’è dentro di me. La seguo mentre tira fuori dal fianco e dalla pancia vene e tendini, l’oro schizza e so che è giusto, che deve essere così e scalpito perché voglio farlo anche io.
Spingo la mano dentro il braccio, arrivo all’osso tra la carne calda e divido i tendini, i muscoli, le vene e mi avvicino alla strega.
Ci sediamo e leghiamo i tendini l’uno all’altra e anche le vene e i muscoli, come delle tessitrici stringiamo i nodi duri per farli resistere al tempo e allo spazio.
Non mi interessa più la colpa o il giudizio, con le vene scoperte e i muscoli visibili annodati, i nostri visi crepati si avvicinano. Ma nel tempo di un contatto, i corpi esplodono in un liquido color oro che cola a terra. So che sto per svegliarmi e un istante prima di perdere il controllo, mi chiedo se tutto questo ci rende ciò che alimenterà la foresta o ciò che la avvelenerà per sempre.
Poi mi sveglio. È buio e in bocca, sulla lingua fino su tutto il palato, si espande il sapore di terra.
Dopo quest’ultima volta, il sogno non è più tornato. Credo che, nella miriade di immagini e riflessioni possibili, c’è una cosa che salta all’occhio: L’assenza di un mentore.
Ogni storia (e questo è un sogno ma è anche una storia) ha una trama. C’è un eroe, c’è un amore, c’è un nemico, c’è una soglia, c’è un cambiamento, ma c’è anche sempre un mentore che indirizza l’eroe, che lo sostiene, che crede in lui e che lo aiuta nel percorso. Io, sia nel sogno sia da sveglio da tutta la vita con le mie maschere, non l’ho mai avuto un mentore. Forse è per questo che sono perennemente in bilico tra amore e veleno.
Secondo Freud “Il sogno è il tentato appagamento di un desiderio“.
Secondo Jung “Il sogno è una porta nascosta nel santuario più profondo e più intimo dell’anima.”
Qualsiasi spunto è gradito, magari mi serve, magari ti fa riflettere. Puoi lasciarlo nei commenti o qui, direttamente in privato.
Come sempre ti lascio un ricordo caldo delle ultime due settimane, bello o brutto che sia.
Del tutto inaspettatamente, fuori dai luoghi in cui sono abituato ad esistere, nel bel mezzo di una fiera, davanti a me ritrovo la mamma e la sorella di una mia ex ragazza. Le storie passate sono squarci più o meno rimarginati. Su questo io ho generato una nuova pelle facilmente, la nostra relazione non poteva continuare perché non era destino e non c’era questo desiderio. Ma vedo gli occhi di loro due lì, stupite davanti a me, illuminarsi di gioia nel vedermi. La sorella, più piccola della mia ex, mi abbraccia ed è uguale a dieci anni fa e mi colpisce sentire il suo cuore battere forte dall’emozione quando la stringo. La mamma mi abbraccia, mi guarda, cerca di vedere nei miei stessi occhi di sempre le ombre e le luci che aveva intuito tanti anni fa e a cui si era affezionata. Lei è stata la prima a riconoscere il bello e il brutto in me, a guardarmi quando ancora non capivo di avere un’interiorità complessa da sondare. Un po’ perchè era una psicoterapeuta, un po’ perché la guardavo nei suoi occhi magnetici e non riuscivo a mentirle perché lei vede più degli altri. Le ho restituito lo sguardo ed entrambi abbiamo trovato le stesse cose di sempre, evolute, con lo stesso equilibrio tra guerra e pace.
Così le ho abbracciate di nuovo.
Non c’è nulla di più bello che rifugiarsi nello sguardo di chi ti ha voluto bene e ha accettato completamente la tua complessità.
La copertina della foresta è come sempre del mio amico geniale Luigi Annibaldi.
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I sogni, come ci parlano! La tua strega mi ha ricordato il mio uomo nero. Lo sogno sin da bambina: sta sempre nell'oscurità in attesa che io passi di lì. Ho sempre cercato di evitarlo in sogno: più volevo che sparisse, più si presentava. Nell'ultimo sogno che lo ha avuto per protagonista, fatto più di 2 anni fa, è stato lui ad affrontarmi: ero in una stanza molto illuminata e correvo a chiudere le persiane delle finestre per tenerlo fuori a tutti i costi. A un certo punto, arrabbiatissimo, si gira verso di me e mi dice: "Pensi davvero di potermi tenere fuori da lì?"
E poi ho capito cosa voleva dirmi con quegli occhi rabbiosi.
La tua foresta come il mare, che era un mio sogno ricorrente, sono porte che si aprono nel mondo della libertà assoluta dell'io, e lì può succedere qualsiasi cosa, senza nessuna regola e ordine. Momenti nei quali il cervello finalmente riposa, aleggia, galleggia,
fuori da ogni identità. ❤️