Una radio
Frequenze di memoria
Frequenze dal passato: ascoltare le nostre ombre per vivere il presente
Nella vecchia casa al mare ho trovato una radiolina di quelle su cui ti sentivi il campionato la domenica o il giornale radio la mattina.
Verticale, non orizzontale. Con le frequenze posizionate in alto, subito sopra la cassa montata all’interno.
Al posto di FM e AM ho notato VP e VF.
C’ho soffiato sopra, la polvere è esplosa in un fungo grigiastro.
Non mi andava di dirlo a mio padre, così l’ho presa e me la sono riportata a Roma.
La notte seguente tentavo di scrivere il quindicesimo capitolo del mio secondo romanzo. Il caldo estivo, però, continuava a vincere la sua battaglia contro il testo. Ho aperto il frigorifero, preso una fetta di cocomero, mi sono tolto la maglietta e ho visto la radio appoggiata su una mensola.
L’ho presa, ho attaccato la spina a una presa vicino al tavolo della cucina.
Ho girato la manovella a caso, indietro.
Un fruscio e un gracchiare hanno riempito la stanza.
«Papà, vorrei stare con te stasera e dormire da te.» Ha detto.
«Andrea, sai che devi stare con mamma, torno sabato prossimo. Ti porto al cinema.» Ha detto.
Poi un pianto.
Ho girato subito la manovella. Un suono basso e continuo.
La stecchetta per le frequenze era sul numero 7. In effetti le frequenze andavano da 0 a 87.
«Che strano.» Ho detto.
L’ho portata a 0.
Qualche istante di silenzio. Ho addentato il cocomero e il succo mi è colato sul mento. Mentre passavo il dorso della mano sul viso, un nuovo fruscio si è levato dalla radio, poi il grido di un neonato.
Di riflesso ho portato la manovella avanti, sul 23.
«La dichiariamo dottore in Scienze Politiche, complimenti e auguri per la sua vita.» Ha detto.
Ho preso la radio e l’ho girata: nessuna apertura, nessuna marca.
La casa era immersa nel buio, mi sono guardato intorno per scongiurare di non aver svegliato nessuno. Da fuori arrivava giusto lo sfilare di qualche macchina.
Ho girato la manovella veloce, 36… 39… 42.
E si è bloccata. Oltre il 42 non andava.
«Oddio.» Ho detto.
Sono tornato indietro.
«Purtroppo non ce l’ha fatta, è morto. Qui non hanno un defibrillatore e ora bisogna aspettare la polizia mortuaria. Lei è?» Ha detto.
Ho girato subito la manovella.
«Sei felice? Sei l’amministratore dell’azienda adesso, un bel contrattino.» Ha detto.
«Sai come mi sento. Non credo di essere felice.» Ha detto.
La voce, di nuovo, mi è sembrata la mia. Ho tossito, addentato il cocomero e il fresco mi ha agevolato il respiro aprendomi il torace.
Di nuovo un altro giro.
«Il tema è scritto con i piedi. Beh, tutto puoi pensare tranne che scrivere. Sei carino, hai la parlantina, figurati, qualcosa trovi. E poi puoi sempre fare il gelato. È che il resto proprio non ce l’hai e questo cinque resta cinque.» Ha detto.
«Beh, professoressa, non so, può consigliarmi meglio?» Ha detto.
Anche qui, una delle voci alla radio era per forza la mia. Ho preso il coltello, l’ho asciugato dal succo di cocomero che brillava sulla lama e ho girato la radio. Ho provato ad aprire il lato posteriore dove avrebbero dovuto esserci le batterie. Niente. Per un istante ho desiderato distruggerla.
Di nuovo ho girato la manovella, 41.
«Cesare ha avuto un po’ di complicazioni, ecco, dobbiamo tenerlo in terapia intensiva, capita quando nascono un poco affaticati e non respirano bene, vi faremo sapere.» Ha detto.
Il corpo mi si è cosparso di brividi e l’intestino si è aggrovigliato.
Ho stretto la radio in mano, sono sceso dallo sgabello e ho piantato la lama nel cocomero come per ucciderlo.
Ho girato la manovella senza guardare, l’ho portata sul 3: un sibilo, un gracchiare e un piagnucolio.
Idem 4 e 5, poi ho spento spingendo ossessivamente il tasto sulla destra.
Ho preso un grosso pezzo di cocomero in punta di coltello e l’ho divorato. Poi un altro trancio. Il palato e la bocca erano freschi, freddi, anche la trachea, mentre i polpastrelli mi si incollavano per via del succo zuccheroso del frutto che continuava a colare.
L’ho riaccesa.
«Cosa accadrà?» Ho detto.
E ho riportato la manovella a 42, ho insistito per superarlo con tanta forza.
«Ma te voi fermà?» Ha detto.
Sulla stecca con i numeri fluttuava liquida un’ombra.
«Non è dove stai andando che conta, ma da dove sei partito. Se non ascolti quello che sei stato, non arriverai mai dove vuoi arrivare.» Ha detto.
È colata fuori dalla radio, che ha iniziato a gracchiare. Mi si è seduta accanto.
«È ora, Andrea.» Ha detto.
Mi ha preso la mano, trascinandola fino alla manovella, e insieme l’abbiamo portata a 3.
«Mamma e papà, vi voglio tanto bene.» La voce del bambino in radio parlava limpida.
L’ho subito ritratta, la mano, girando altrove la manopola.
«Mah?! Sono io davvero?» Ho detto.
«Beh, sì, sei tu. Ma anche io.» Ha detto.
«Già c’eri?» Ho detto.
«Dal primo istante.» Ha detto.
«Non cambiare subito però. Ascolta. Ti passerà l’ansia di futuro e starai tutto teso al presente. Dai, parti dalle prime parole.» Ha detto.
«Insieme?» Ho detto.
«Insieme.» Ha detto.
La mia mano e la sua fatta d’ombra si sono strette sulla manopola, che ha iniziato a girare, mentre nitido sentivo il nostro respiro.
«Shh, mamma, zitta, papà s’è impazzito.»
«Amelia, dobbiamo svegliarlo, sono le 7.»
«Ma s’è addormentato sullo sgabello in cucina?»
«Atte, atte, atte.»
«Amelia, dai il latte a Cesare, sta già nel biberon.»
«Amore, buongiorno. Tutto bene?»
Apro gli occhi, sei occhi mi fissano.
La radio è sull’isola in cucina, in orizzontale. Ho i polpastrelli incollati dallo zucchero e della bava mi cola dalla bocca.
«Dai che è tardi. Dobbiamo portare Amelia al centro estivo e Cesare al nido. Hai dormito in cucina.»
Mi guardo intorno, prendo la radio, la scuoto.
«Aspettate.»
«Papà, è tardi.»
«Dai, dopo ci racconti, intanto vatti a lavare.»
«Aspettate, una cosa, posso dire una cosa?»
I sei occhi mi fissano, pure quelli di Cesare da dietro il biberon formato gigante.
«Mi abbracciate?»
Non dicono neanche sì. Si fiondano tutte e due, seguite da Cesare che cade, si rialza e si incolla a noi tre, tanto da farci prendere le sembianze di petali di un fiore che sboccia ogni mattina.
Non perderti nel freddo:
☕ Sulle Note: Dove Danilo serve i giri di parole quotidiani. Un suo caffè
🥃 Una puntata difficile: Un pelapatate
📚 La messa in scena della domenica: Tea Ranno - La fabbrica dei contrattempi
❄️ Cos’è questo posto: About Sottozero
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Un po’ di miei racconti che trovate altrove:
Su la rivista di genere La nuova Carne trovate: Fame
Su Scheletri.it trovate: Lamia
Sulla raccolta cartacea Brividia trovate: Il netturbino



Mi sono emozionato al punto che ho voluto rileggerlo.
Stupendo.
Emozione! Ora lo devo rileggere.❤️